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articolo
21/08/2009 Parliamo di
Napoli - Reggio contro i più deboli

Invalidi civili, arricchimenti illeciti, sfruttamento dei più deboli.

A Reggio Calabria: a giudizio un noto avvocato

Venerdi 2 ottobre il Tribunale di Reggio Calabria si occuperà di una vicenda poco esaltante, che interessa l’avvocato Vincenzo Accardo, noto professionista che collabora con la Coldiretti di quel territorio. La vicenda ha inizio da una pratica legale per il riconoscimento d’invalidità. Un giudizio protrattosi per qualche anno e conclusosi positivamente per la sfortunatissima signoria Antonia Foti di Reggio Calabria, alla quale il Tribunale riconosce la decorrenza pregressa con arretrati per un ammontare di circa 67 mila euro. L’avv. Accardo avanza richiesta alla signora, come suo compenso, di circa 20 mila euro, da versare a fronte della consegna dell’assegno della liquidazione pervenuto al legale, ma intestato alla signora Foti. Al rifiuto seguito alla meraviglia per l’esosa richiesta di compenso, il legale avv. Vincenzo Accardo trattiene per qualche anno l’assegno. A tutt’oggi nulla è stato versato all’avente diritto. Nasce quindi il giudizio previsto per il 2 di ottobre p.v. presso il Tribunale di Reggio Calabria che vedrà protagonista la sfortunata, ma coraggiosa signora Foti e l’avvocato Accardo. Raccontiamo questo episodio, perché ne abbiamo ricevuto notizia dalla famiglia della ricorrente, preoccupata delle condizioni veramente proibitive della signora. Raccontiamo questa vicenda, perché Reggio Calabria non è la sola Regione dove si verificano queste cose. La Campania e Napoli, in particolare, vivono quotidianamente di episodi di questo tipo.
Ne abbiamo parlato a telefono, con la signora Foti. Ella non ha esitato a definire l’atteggiamento dell’Accardo rientrante in un “metodo estorsivo mafioso”. Ci comunica di aver parlato della vicenda di cui è rimasta vittima con mass media locali e nazionali, con associazioni che lottano contro la mafia (Ammazzateci tutti) nel tentativo di attirare l’attenzione sulla sua vicenda e non solo visto che l'ineffabile avvocato Accardo pare sia protagonista di molteplici vicende di questo tipo. Il suo desiderio è che vengano stroncati sul nascere questi tentativi di vera e propria “estorsione” e che gli indifesi possano sperare in una giustizia che soltanto uno Stato che riesce a farsi carico delle fasce più deboli della popolazione può garantire.
Raccontiamo tutto questo, perché siamo convinti che queste pratiche sono molto diffuse e procurano arricchimenti illeciti a largo raggio, coinvolgendo organizzazioni sindacali, patronati, ma soprattutto uffici legali (ben organizzati!?), dediti alla materia previdenziale. Uffici legali ben attrezzati che attraverso “circuiti ben studiati” riescono a risolvere casi difficilissimi (!?), spesso di reale e palese ingiustizia, dove la normale pratica di richiesta d’invalidità o di accompagnamento non ottiene l’esito dovuto (i motivi sono diversi), mentre la pratica di ricorso legale, destinata a durare tempi lunghi o lunghissimi, si conclude, nella generalità dei casi, positivamente.
Ne abbiamo voluto parlare per denunciare ed amplificare questa vicenda a più vasto raggio e per per promuovere una vera e propria mobilitazione intorno alle anomalie che caratterizzano l’erogazione dei benefici di legge a favore di chi soffre, di chi è portatore vero di handicap, di chi non riesce a trovare negli Enti preposti quei comportamenti giusti che lo Stato prima o poi dovrà pur garantire. Siamo partiti dalla vicenda calabrese, vorremmo che si facesse luce sulle tante vicende che interessano soprattutto l'Italia meridionale.
Abbiamo raccolto sull’argomento il parere di Fortunato Sommella, Vice segretario Nazionale del Partito Pensionati e segretario regionale della Campania, il quale senza mezzi termini ha dichiarato: “ la vicenda calabrese conferma tutte le denunce da me inoltrate e che interessano le AA.SS.LL., l’INPS, l’INPDAP egli altri Enti interessati. Denunce che comprendono i comportamenti di tanti sanitari dipendenti pubblici, molto legati a certi studi legali, a certi Patronati, a certi Sindacati, a certi liberi professionisti. Denunce che fanno riferimento a comportamenti di tutti questi soggetti che contribuiscono a falsare l’iter procedurale che viene avviato dai soggetti che hanno bisogno dell’assistenza pubblica. Ho un grande rammarico, quello di non poter fare riferimento al Partito Pensionati quale partito presente in Parlamento, Nei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali. Tocca alla Politica intervenire. A rimettere ordine nella materia partendo da chi delinque e non da chi realmente ha bisogno per le sue condizioni fisiche e mentali veramente precarie”.
Invitiamo chi ci legge a scriverci ed a notiziarci su casi simili. Nei limiti che ci caratterizzano ne faremo un uso utile dando alle notizie il massimo di amplificazione possibile.

Napoli Agosto 2009

Matilde La Savia
 
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