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La
collina dei Camaldoli che con i suoi 485 metri di altitudine è
il rilievo più alto della città di Napoli, ebbe origine
in epoca geologica relativamente recente, circa 35000 anni fa, in seguito
ad una serie di eruzioni vulcaniche, Essa infatti sorge nelle vicinanze
dell’area flegrea, ben nota come area vulcanica. Il processo di
evoluzione e modellazione del paesaggio causato da eventi atmosferici,
vento, ruscellamento delle acque pluviali ecc., è poi proseguito
tra un evento eruttivo e l’altro. Oggi la collina di Camaldoli è
praticamente contraddistinta da due aspetti difformi: il versante prospiciente
l’area Flegrea è caratterizzato da rupi scoscese con rocce
tufacee affioranti e ricoperta da rada vegetazione; il versante opposto
che si affaccia sulla città verso Cangiani è in live declivio
ed è ricoperto da un folto bosco ceduo di castagno. Questa essenza arborea introdotta artificialmente nei nostri climi, si è perfettamente ambientata, tanto da ricoprire tutti i rilievi dei Campi Flegrei, a cui la collina dei Camaldoli appartiene geologicamente. La ceduazione del castagno, molto più diffusa nel passato rispetto ai nostri tempi, che consiste nel taglio periodico e ravvicinato nel tempo ( 5/7 anni ) delle piante ad altezza del suolo in modo da favorire l’emissione di numerosi nuovi tronchi, si praticava per la necessità di reperire pali di legno in gran quantità da utilizzare in agricoltura ( sostegno delle viti, di giovani piante, cassette per la frutta, ecc. ) e in edilizia. Questo tipo di coltivazione ha finito per rendere il parco, così come lo vediamo oggi, praticamente monoessenza. Il castagno la fa da padrone relegando ai margini del bosco altre essenze, quali ad esempio la Robinia Pseudoacacia, che ha necessità di luoghi aperti e luminosi, ambiente che sotto la fitta ombra dei castagni non può trovare. Altre specie arboree quali il Leccio e la Roverella sono presenti sporadicamente nel parco. Sono presenti poi altri alberi tipici degli ambienti boschivi appenninici, quali il Nocciolo, il Carpino Bianco, il Carpino Nero, l’Acero Pseudoplatano e il Frassino. Qust’ultimo, grazie alla disseminazione naturale, si sta conquistando sempre maggior spazio nel bosco.Presenti anche alcuni esemplari di Corbezzolo. La struttura del sottobosco è più varia e ricca, caratterizzata dalla presenza di piante tipiche della macchia mediterranea e dei rilievi appenninici. Si possono trovare Pungitopo, Sambuco, Ginestra, Erica arborea, Cistus, Ranuncolo, Violetta, Ciclamino ( il bosco ne è particolarmente ricco), Anemone, Campanula e Pervinca. Da notare la presenza di una specie botanica originaria della Cina, la Buddleja davidii ( anche nota come "Cespuglio delle farfalle"), che nel bosco dei Camaldoli si è naturalizzata trovando le condizioni ideali alla sua sopravvivenza. Con la destinazione del bosco a parco pubblico e, venuta a cessare la necessità della pratica della ceduazione del castagno, l’attuale direzione del parco dei Camaldoli sta studiando la possibilità di sostituire, in parte e nel tempo, il castagno con altre essenze arboree, per altro già presenti anche se in minima parte, più adatte ad un parco pubblico. Il Parco Urbano dei Camaldoli è stato istituito nel 1980. In quell’anno il consiglio comunale di Napoli deliberò l’approvazione del progetto affidandone la realizzazione alla Cassa per il Mezzogiorno. Nel 1993 l’Agenzia per lo Sviluppo del Mezzogiorno, subentrata alla Cassa, fu posta in liquidazione ed il parco, non ultimato, fu consegnato nel 1995 al Comune di Napoli che ha provveduto a portare a termine una parte dei lavori. Nel luglio del 1996 il parco fu inaugurato e aperto al pubblico per circa un terzo della sua estensione. Il Parco mira sostanzialmente alla conservazione del carattere boschivo della collina, preservandola dalla cementificazione incontrollata. |
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Galleria fotografica. Tutte le foto del parco in veste invernale | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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